La storia di questo grosso agglomerato è simile probabilmente ad altri numerosi centri abitati della Sardegna. Ignota rimane la nascita sulle sue origini. Del resto gli scarsi scavi e rinvenimenti archeologici non sono stati sufficienti, a causa della povertà dei reperti rinvenuti, a poter stabilire con una certa precisione notizie valide sul piano storico circa le sue origini.

Le località dell’agro, molto prossime al centro abitato, denominate “San Pietro, “Sa Iddazza”, “Coros” e “Occhila”, sono ricche, ancora oggi, di materiale archeologico diverso che ha indotto alcuni ad affermare la presenza delle fondamenta di una città pre-romana, ma sino ad ora nessuna conferma. Che sia esistita una Ittiri preistorica lo attestano i numerosi nuraghi sparsi sul territorio. Almeno otto ne elencava lo storico Angius nel 1885, benché non siano che una parte molto minore di quelli che effettivamente sono presenti sul suo territorio.

A questi si affiancano le “Domus de Janas” che qui prendono il nome di “Coroneddos”. Ittiri, come da più parti viene affermato, nasce anticamente come nodo stradale della famosa via del grano (Iter) tra Hafa e Turris Libissonys, ai tempi in cui la Sardegna era il granaio dell’impero romano. In queste terre , affermava Tolomeo, abitavano antichi popoli chiamati “Coracensi” da cui Corax città vicinissima a Ittiri e distrutta dai vandali. E’ più che certa la presenza nelle campagne di vestigia dai tempi dei benedettini cistercensi del 1200. Rimangono di questo periodo la chiesa campestre di Coros e l’antica abbazia di Paulis.

All’interno dell’abitato, invece, ci sono chiese risalenti alla dominazione spagnola, ricordiamo la chiesa del Carmelo, della madonna di Monserrato, il convento di San Francesco ecc. Nel 1770, Ittiri da baronia formò con Uri una contea, concessa ai Ledà. Nel 1795, a causa del malcontento generale che da lungo tempo serpeggiava tra il popolo nei confronti del giogo feudale, scoppiò una violenta rivolta popolare che sfociò con l’occupazione della casa baronale e la cacciata dell’ufficiale di giustizia con tutti i suoi ministri.

Simili azioni rivoltose si ebbero in altre località della Sardegna dando vita ai moti angioini. In seguito, con il fallimento dei moti angioini, si ebbe un lungo periodo di restaurazione in tutta l’isola. L’abolizione feudale iniziò praticamente ad opera di Carlo Alberto, verso il 1836. Ittiri, riacquistata la sua libertà, poteva finalmente inserirsi nella vita nazionale come comune.